Descrizione
ITALIANO English Deutsch Français Español
Santa Giustina, conosciuta anche come Giustina di Padova, è stata una martire cristiana vissuta alla fine del III e all'inizio del IV secolo dopo Diocleziano.
Nel territorio veronese, intorno alla metà del XIII secolo, durante la turbolenta signoria di Ezzelino da Romano, nacquero, nonostante le limitazioni del Concilio ecumenico Lateranense (1215), piccole comunità religiose ispirate ai grandi Ordini mendicanti, francescani e domenicani.
A Illasi, nella chiesa antica di Santa Giustina e nei modesti edifici adiacenti, si formò intorno al 1250 una di queste nuove comunità spontanee che si ispirava ai vicini monaci benedettini di Calavena. Alcune persone di Verona, uomini e donne, stanche delle cose del mondo e soprattutto della vita in città, si stabilirono qui per dedicarsi alla penitenza come in una vita monastica, vestendo abiti semplici. Si chiamavano reciprocamente suore e frati, fratelli e sorelle, con un frate sacerdote a guidarli sotto il titolo di Priore a vita.
Dopo momenti difficili segnati dalla peste e il terremoto del 1348, l’ultimo Priore, il frate Alberto Dalla Riva fu Leonardo, ormai vecchio e malato, nel 1354 rinunciò al suo incarico.
Intervenne dunque il vescovo di Verona, Pietro Della Scala (1350-1388), che incaricò l'Abate Castellano (1331-1359) del monastero dei Santi Pietro, Vito e Modesto di Calavena di trovare un successore. La chiesa di S. Giustina, faceva parte dei possedimenti del monastero di Calavena e come tale, la sua comunità era assistita dall’Abate.
Se in passato, i precedenti Abati avevano risolto situazioni simili per i monasteri benedettini di San Cassiano di Mezzane e San Lorenzo di Sezzano in Valpantena, questa volta non si riuscì a trovare un sacerdote che potesse fungere da Priore.
A quel punto ci si rivolse alle suore benedettine di San Michele in Campagna e si ottenne suor Francesca Della Scala, figlia di Cangrande I, che fu prima eletta Prioressa e poi Badessa dello stesso monastero di Santa Giustina.
Nonostante gli sforzi della Badessa di accrescere il monastero in numero e serietà, solo sei anni dopo, nel 1360, a causa delle difficoltà di trovare un sacerdote adeguato per la direzione spirituale e l'amministrazione dei sacramenti in quel luogo isolato, insieme alle altre tre sorelle della comunità rimaste - suor Dionore, suor Alena e suor Floridilia - chiese e ottenne dal vescovo Pietro Della Scala di unirsi alla grande comunità domenicana del monastero di Santa Maria Mater Domini, vicino a San Giorgio in Braida a Verona.
Così, poco dopo la morte dell'Abate Castellano, si conclude anche la breve storia del monastero misto di Santa Giustina di Illasi, durata circa un secolo (1250-1360).
Interessante è sapere che nelle vicinanze si teneva il più grande mercato dell'est veronese fin dall'XI secolo, inizialmente favorito dai Conti di Verona (Sanbonifacio), poi dalle monache e infine dai monaci di Calavena. Tutte le decime raccolte che dovevano essere pagate loro venivano messe in vendita in questo mercato.
Quando il monastero di Calavena iniziò ad avere problemi, le autorità locali, che all'epoca erano comunali, spostarono il mercato a Verona, nella zona di Madonna di Campagna, che era di proprietà del monastero femminile. Successivamente, il mercato venne spostato di nuovo a Verona, nella zona di Campo Marzo.
La chiesa di S. Giustina sembrerebbe essere molto antica, forse esistente già prima del 1000.
Il documento più antico che menziona la chiesa risale al 1082, in cui viene descritta come una cappella rurale di appartenenza al monastero di S. Pietro, Vito e Modesto di Calavena.
L’ipotesi della collocazione temporale dell’edificio sarebbe verosimilmente confermata anche dal numero “1011” inciso sulla trave di mandorlo che in origine sosteneva la copertura della torre campanaria. La trave, danneggiata da un fulmine nella prima metà del’900, è stata definitivamente sostituita durante i lavori di restauro del 2002; tuttavia, la parte più significativa è stata conservata e riposta all’interno della torre campanaria.
Per anni, la chiesa di S. Giustina ha tenuto nascosti dei reperti romani, stati scoperti solo durante alcuni lavori di restauro.
La collocazione di reperti romani era una pratica frequente nelle chiese paleocristane e altomedievali, per lo più per motivi simbolici.
A ciò fa pensare il primo ritrovamento, una pietra tonda rinvenuta sotto l’altare nel XVIII secolo e riportante una dedica agli imperatori Massimino e Costantino; sembra infatti che Santa Giustina abbia subito il martirio proprio sotto il regno di Massimino.
Altri due reperti sono rinvenuti nel 2002; si tratta di due frammenti di un grande miliario della Via Postumia, in origine posto al nono miglio da Verona (in un punto situato all’incirca a metà fra le odierne località di Vago di Lavagno e di Strà di Caldiero) e da lì, trasportato in epoca non precisabile nella vicina chiesa di S. Giustina. Ora sono murati a ridosso del campanile.
Quanto riguarda la struttura architettonica dell’edificio, rispetta fedelmente le caratteristiche costruttive tipiche dell’arte romanica. Il tetto è a campana e la facciata presenta un portale rettangolare circondato da un semplice bugnato e una finestra a lunetta semicircolare sopra di esso.
La torre campanaria a base quadrangolare presenta finestre a bifora ed è caratterizzata dalle pietre a vista. È l’elemento verticale che, nel complesso, conferisce alla chiesa un’impronta semplice ma suggestiva, riaffiorando dagli ulivi che la circondano e in parte, nascondono.
Nel XVIII secolo, l'intero complesso versava in condizioni pessime e la chiesa fu ridotta di dimensioni.
Nel IX secolo, la chiesa passò alla famiglia dei conti Pompei d'Illasi e oggi è di proprietà privata.
Saint Justina, also known as Justina of Padua, was a Christian martyr who lived in the late 3rd and early 4th century after Diocletian.
In the Verona area, around the middle of the 13th century, during the turbulent lordship of Ezzelino da Romano, small religious communities inspired by the great mendicant orders, the Franciscans and Dominicans, began to emerge, despite the limitations set by the Lateran Ecumenical Council (1215).
In Illasi, in the ancient church of Saint Justina and the modest adjacent buildings, one of these new spontaneous communities was formed around 1250. It was inspired by the nearby Benedictine monks of Calavena. Some people from Verona, both men and women, tired of worldly matters and especially city life, settled here to dedicate themselves to penance as in a monastic life, wearing simple clothing. They called each other nuns and friars, brothers and sisters, with a friar-priest leading them under the title of Prior for life.
After difficult times marked by plague and the 1348 earthquake, the last Prior, Brother Alberto Dalla Riva fu Leonardo, now old and sick, resigned from his position in 1354.
At this point, the Bishop of Verona, Pietro Della Scala (1350-1388), appointed Abbot Castellano (1331-1359) of the monastery of Saints Peter, Vito, and Modesto of Calavena to find a successor. The church of Saint Justina was part of the possessions of the Calavena monastery, and as such, its community was assisted by the Abbot.
While previous Abbots had resolved similar situations for the Benedictine monasteries of San Cassiano di Mezzane and San Lorenzo di Sezzano in Valpantena, this time they were unable to find a priest to act as Prior.
At that point, the Benedictine nuns of San Michele in Campagna were approached, and Sister Francesca Della Scala, daughter of Cangrande I, was obtained. She was first elected Prioress and later Abbess of the same monastery of Saint Justina.
Despite the Abbess's efforts to increase the monastery in number and seriousness, only six years later, in 1360, due to the difficulty in finding a suitable priest for spiritual guidance and sacramental administration in this isolated location, she, along with the other three remaining sisters of the community – Sister Dionore, Sister Alena, and Sister Floridilia – requested and obtained permission from Bishop Pietro Della Scala to join the large Dominican community of the monastery of Santa Maria Mater Domini, near San Giorgio in Braida in Verona.
Thus, shortly after the death of Abbot Castellano, the brief history of the mixed monastery of Saint Justina in Illasi came to an end, lasting about a century (1250-1360).
It is interesting to note that nearby, the largest market in eastern Verona had been held since the 11th century, initially favored by the Counts of Verona (Sanbonifacio), then by the nuns, and finally by the monks of Calavena. All the tithes collected that were due to them were sold at this market.
When the Calavena monastery began to have problems, the local authorities, who were then municipal, moved the market to Verona, in the Madonna di Campagna area, which was owned by the female monastery. Later, the market was moved again to Verona, to the Campo Marzo area.
The church of Saint Justina appears to be very old, possibly existing before the year 1000.
The oldest document that mentions the church dates back to 1082, describing it as a rural chapel belonging to the monastery of Saints Peter, Vito, and Modesto of Calavena.
The hypothesis regarding the temporal placement of the building is likely confirmed by the number “1011” inscribed on the almond wood beam that originally supported the bell tower’s roof. The beam, damaged by lightning in the early 20th century, was definitively replaced during the restoration work in 2002; however, the most significant part was preserved and stored inside the bell tower.
For years, the church of Saint Justina had hidden Roman artifacts, which were only discovered during restoration work.
The placement of Roman artifacts was a common practice in early Christian and early medieval churches, mostly for symbolic reasons.
This is suggested by the first find, a round stone discovered under the altar in the 18th century, bearing a dedication to the emperors Maximinus and Constantine; it seems that Saint Justina suffered martyrdom under the reign of Maximinus.
Two other artifacts were found in 2002; they are two fragments of a large milestone from the Postumia Way, originally placed at the ninth mile from Verona (at a point roughly halfway between the present locations of Vago di Lavagno and Strà di Caldiero) and later transported to the nearby church of Saint Justina. They are now built into the wall near the bell tower.
As for the architectural structure of the building, it faithfully follows the typical construction features of Romanesque art. The roof is bell-shaped, and the façade features a rectangular portal surrounded by simple ashlar work, with a semi-circular lunette window above it.
The square-based bell tower has bifore windows and is characterized by exposed stonework. It is the vertical element that gives the church a simple yet striking appearance, emerging from the olive trees that surround and partly hide it.
In the 18th century, the entire complex was in poor condition, and the church was reduced in size.
In the 9th century, the church passed to the family of the Counts Pompei of Illasi and is now privately owned.
Santa Giustina, auch bekannt als Giustina von Padua, war eine christliche Märtyrerin, die gegen Ende des 3. und zu Beginn des 4. Jahrhunderts nach Diokletian lebte.
Im Gebiet von Verona entstanden um die Mitte des 13. Jahrhunderts, während der turbulenten Herrschaft von Ezzelino da Romano, trotz der Einschränkungen des Lateranischen Konzils (1215), kleine religiöse Gemeinschaften, die von den großen Bettelorden, den Franziskanern und Dominikanern, inspiriert waren.
In Illasi bildete sich um 1250 in der alten Kirche von Santa Giustina und den bescheidenen angrenzenden Gebäuden eine dieser neuen spontanen Gemeinschaften, die sich an den benachbarten Benediktinermönchen von Calavena orientierte. Einige Menschen aus Verona, Männer und Frauen, müde von den Dingen der Welt und vor allem vom Leben in der Stadt, ließen sich hier nieder, um sich der Buße wie in einem klösterlichen Leben zu widmen, in einfachen Gewändern. Sie nannten sich gegenseitig Schwestern und Brüder, mit einem Priesterbruder als Leiter unter dem Titel "Priore a vita".
Nach schwierigen Zeiten, geprägt von der Pest und dem Erdbeben von 1348, trat der letzte Prior, Bruder Alberto Dalla Riva fu Leonardo, der nun alt und krank war, 1354 von seinem Amt zurück.
Daraufhin griff der Bischof von Verona, Pietro Della Scala (1350–1388), ein und beauftragte den Abt Castellano (1331–1359) des Klosters der Heiligen Petrus, Vitus und Modestus von Calavena, einen Nachfolger zu finden. Die Kirche von Santa Giustina gehörte zu den Besitzungen des Klosters Calavena und wurde daher von diesem betreut.
Während frühere Äbte ähnliche Situationen für die Benediktinerklöster von San Cassiano di Mezzane und San Lorenzo di Sezzano in der Valpantena gelöst hatten, gelang es diesmal nicht, einen Priester zu finden, der als Prior fungieren konnte.
In diesem Moment wandte man sich an die Benediktinerinnen von San Michele in Campagna und erhielt Schwester Francesca Della Scala, Tochter von Cangrande I., die zunächst zur Priorin und später zur Äbtissin des Klosters Santa Giustina gewählt wurde.
Trotz der Bemühungen der Äbtissin, das Kloster in Zahl und Ernsthaftigkeit zu vergrößern, bat sie nur sechs Jahre später, 1360, zusammen mit den anderen drei verbleibenden Schwestern der Gemeinschaft – Schwester Dionore, Schwester Alena und Schwester Floridilia – den Bischof Pietro Della Scala um Erlaubnis, sich der großen dominikanischen Gemeinschaft des Klosters Santa Maria Mater Domini in der Nähe von San Giorgio in Braida in Verona anzuschließen.
So endete, kurz nach dem Tod des Abtes Castellano, auch die kurze Geschichte des gemischten Klosters Santa Giustina von Illasi, das etwa ein Jahrhundert (1250–1360) dauerte.
Interessant ist, dass in der Nähe seit dem 11. Jahrhundert der größte Markt im östlichen Verona stattfand, zunächst gefördert von den Grafen von Verona (Sanbonifacio), dann von den Nonnen und schließlich von den Mönchen von Calavena. Alle gesammelten Zehnten, die ihnen zu zahlen waren, wurden auf diesem Markt verkauft.
Als das Kloster Calavena Probleme bekam, verlegten die damals kommunalen Behörden den Markt nach Verona, in die Gegend von Madonna di Campagna, die im Besitz des Nonnenklosters war. Später wurde der Markt erneut nach Verona verlegt, in die Gegend von Campo Marzo.
Die Kirche von Santa Giustina scheint sehr alt zu sein, möglicherweise bereits vor dem Jahr 1000 existiert zu haben.
Das älteste Dokument, das die Kirche erwähnt, stammt aus dem Jahr 1082 und beschreibt sie als eine ländliche Kapelle im Besitz des Klosters der Heiligen Petrus, Vitus und Modestus von Calavena.
Die zeitliche Einordnung des Gebäudes wird wahrscheinlich auch durch die Zahl „1011“ bestätigt, die auf dem Kirschholzträger eingraviert ist, der ursprünglich das Dach der Glockenturmstütze trug. Der Träger, der in der ersten Hälfte des 20. Jahrhunderts durch einen Blitz beschädigt wurde, wurde während der Restaurierungsarbeiten im Jahr 2002 endgültig ersetzt; jedoch wurde der bedeutendste Teil erhalten und im Inneren des Glockenturms aufbewahrt.
Jahrelang verbarg die Kirche von Santa Giustina römische Relikte, die erst während einiger Restaurierungsarbeiten entdeckt wurden.
Die Platzierung römischer Relikte war eine häufige Praxis in frühchristlichen und hochmittelalterlichen Kirchen, meist aus symbolischen Gründen.
Dies deutet auf den ersten Fund hin, einen runden Stein, der im 18. Jahrhundert unter dem Altar gefunden wurde und eine Widmung an die Kaiser Maximian und Konstantin trägt; es scheint, dass Santa Giustina unter der Herrschaft von Maximian das Martyrium erlitten hat.
Zwei weitere Relikte wurden 2002 gefunden; es handelt sich um zwei Fragmente eines großen Meilensteins der Via Postumia, der ursprünglich am neunten Meilenstein von Verona (an einem Punkt etwa in der Mitte zwischen den heutigen Orten Vago di Lavagno und Strà di Caldiero) aufgestellt war und von dort in nicht näher bestimmbarer Zeit in die nahegelegene Kirche von Santa Giustina transportiert wurde. Sie sind jetzt in der Nähe des Glockenturms eingemauert.
Was die architektonische Struktur des Gebäudes betrifft, so entspricht sie treu den typischen Baumerkmalen der romanischen Kunst. Das Dach ist glockenförmig und die Fassade weist ein rechteckiges Portal auf, das von einem einfachen Bossenwerk umgeben ist, sowie ein darüber liegendes halbkreisförmiges Fenster.
Der quadratische Glockenturm weist Zwillingsfenster auf und ist von Sichtmauerwerk geprägt. Er ist das vertikale Element, das dem Gebäude insgesamt einen schlichten, aber eindrucksvollen Charakter verleiht, der aus den Olivenbäumen hervorragt, die es umgeben und teilweise verbergen.
Im 18. Jahrhundert befand sich der gesamte Komplex in sehr schlechtem Zustand und die Kirche wurde verkleinert.
Im 9. Jahrhundert ging die Kirche in den Besitz der Familie der Grafen Pompei d'Illasi über und ist heute Privatbesitz.
Santa Justina, también conocida como Justina de Padua, fue una mártir cristiana que vivió a finales del siglo III y principios del siglo IV, después de Diocleciano.
En el territorio de Verona, alrededor de la mitad del siglo XIII, durante la turbulenta señoría de Ezzelino da Romano, nacieron pequeñas comunidades religiosas inspiradas en las grandes órdenes mendicantes, franciscanos y dominicos, a pesar de las limitaciones impuestas por el Concilio Ecuménico Lateranense (1215).
En Illasi, en la antigua iglesia de Santa Justina y en los modestos edificios adyacentes, se formó alrededor de 1250 una de estas nuevas comunidades espontáneas que se inspiraba en los cercanos monjes benedictinos de Calavena. Algunas personas de Verona, hombres y mujeres, cansados de las cosas del mundo y sobre todo de la vida en la ciudad, se establecieron aquí para dedicarse a la penitencia como en una vida monástica, vistiendo ropa sencilla. Se llamaban mutuamente hermanas y hermanos, con un fraile sacerdote que los guiaba bajo el título de Prior vitalicio.
Después de momentos difíciles marcados por la peste y el terremoto de 1348, el último Prior, el fraile Alberto Dalla Riva fu Leonardo, ya anciano y enfermo, renunció a su cargo en 1354.
Entonces intervino el obispo de Verona, Pietro Della Scala (1350-1388), quien encargó al Abad Castellano (1331-1359) del monasterio de los Santos Pedro, Vito y Modesto de Calavena encontrar un sucesor. La iglesia de Santa Justina formaba parte de los bienes del monasterio de Calavena y, como tal, su comunidad estaba asistida por el Abad.
Si en el pasado, los anteriores Abades habían resuelto situaciones similares para los monasterios benedictinos de San Cassiano de Mezzane y San Lorenzo de Sezzano en la Valpantena, esta vez no se logró encontrar un sacerdote que pudiera fungir como Prior.
En ese momento, se acudió a las monjas benedictinas de San Michele in Campagna y se consiguió a Sor Francesca Della Scala, hija de Cangrande I, quien fue primero elegida Priorista y luego Abadesa del mismo monasterio de Santa Justina.
A pesar de los esfuerzos de la Abadesa para aumentar el monasterio en número y seriedad, solo seis años después, en 1360, debido a las dificultades para encontrar un sacerdote adecuado para la dirección espiritual y la administración de los sacramentos en ese lugar aislado, ella, junto con las otras tres hermanas restantes de la comunidad – Sor Dionore, Sor Alena y Sor Floridilia – pidió y obtuvo del obispo Pietro Della Scala unirse a la gran comunidad dominicana del monasterio de Santa María Mater Domini, cerca de San Giorgio in Braida en Verona.
Así, poco después de la muerte del Abad Castellano, también se concluyó la breve historia del monasterio mixto de Santa Justina de Illasi, que duró aproximadamente un siglo (1250-1360).
Es interesante saber que en las cercanías se celebraba el mayor mercado del este veronés desde el siglo XI, inicialmente favorecido por los Condes de Verona (Sanbonifacio), luego por las monjas y finalmente por los monjes de Calavena. Todos los diezmos recolectados que debían serles pagados se ponían a la venta en este mercado.
Cuando el monasterio de Calavena comenzó a tener problemas, las autoridades locales, que en ese momento eran municipales, trasladaron el mercado a Verona, en la zona de Madonna di Campagna, que era propiedad del monasterio femenino. Más tarde, el mercado se trasladó nuevamente a Verona, en la zona de Campo Marzo.
La iglesia de Santa Justina parece ser muy antigua, posiblemente existente antes del año 1000.
El documento más antiguo que menciona la iglesia data de 1082, en el que se describe como una capilla rural perteneciente al monasterio de los Santos Pedro, Vito y Modesto de Calavena.
La hipótesis sobre la ubicación temporal del edificio probablemente se confirma también por el número “1011” grabado en la viga de almendra que originalmente sostenía el techo del campanario. La viga, dañada por un rayo a principios del siglo XX, fue reemplazada definitivamente durante los trabajos de restauración de 2002; sin embargo, la parte más significativa se ha conservado y colocado dentro del campanario.
Durante años, la iglesia de Santa Justina ha mantenido ocultos restos romanos, que solo se descubrieron durante algunos trabajos de restauración.
La colocación de restos romanos era una práctica común en las iglesias paleocristianas y altomedievales, generalmente por razones simbólicas.
Esto lo sugiere el primer hallazgo, una piedra redonda encontrada bajo el altar en el siglo XVIII, que lleva una dedicatoria a los emperadores Maximino y Constantino; parece que Santa Justina sufrió el martirio bajo el reinado de Maximino.
Otros dos fragmentos fueron encontrados en 2002; se trata de dos fragmentos de un gran hito de la Vía Postumia, originalmente colocado en el noveno milla desde Verona (en un punto situado aproximadamente a medio camino entre las actuales localidades de Vago di Lavagno y Strà di Caldiero) y trasladado desde allí, en época no precisable, a la cercana iglesia de Santa Justina. Ahora están empotrados cerca del campanario.
En cuanto a la estructura arquitectónica del edificio, respeta fielmente las características constructivas típicas del arte románico. El techo es a campana y la fachada presenta un portal rectangular rodeado por una simple sillería y una ventana de luneta semicircular encima.
El campanario de base cuadrada tiene ventanas de doble arcos y se caracteriza por las piedras a la vista. Es el elemento vertical que, en conjunto, da a la iglesia una impronta simple pero sugestiva, emergiendo entre los olivares que la rodean y en parte, la ocultan.
En el siglo XVIII, todo el complejo se encontraba en malas condiciones y la iglesia fue reducida en tamaño.
En el siglo IX, la iglesia pasó a la familia de los condes Pompei de Illasi y hoy es de propiedad privada.
Sainte Justine, également connue sous le nom de Justine de Padoue, fut une martyre chrétienne qui vécut à la fin du IIIe et au début du IVe siècle après Dioclétien.
Dans la région de Vérone, vers le milieu du XIIIe siècle, pendant la turbulente seigneurie d'Ezzelino da Romano, de petites communautés religieuses inspirées des grands ordres mendiants, franciscains et dominicains, virent le jour, malgré les limitations du Concile œcuménique de Latran (1215).
À Illasi, dans l'ancienne église de Sainte Justine et dans les modestes bâtiments voisins, se forma autour de 1250 l'une de ces nouvelles communautés spontanées inspirées par les moines bénédictins de Calavena. Quelques habitants de Vérone, hommes et femmes, fatigués des choses du monde et surtout de la vie en ville, s'établirent ici pour se consacrer à la pénitence, comme dans une vie monastique, en portant des vêtements simples. Ils se nommaient mutuellement sœurs et frères, avec un frère prêtre à leur tête sous le titre de Prieur à vie.
Après des moments difficiles marqués par la peste et le tremblement de terre de 1348, le dernier Prieur, le frère Alberto Dalla Riva fu Leonardo, désormais âgé et malade, renonça à sa fonction en 1354.
L'évêque de Vérone, Pietro Della Scala (1350-1388), intervint alors et chargea l'Abbé Castellano (1331-1359) du monastère des Saints Pierre, Vito et Modesto de Calavena de trouver un successeur. L'église de Sainte Justine faisait partie des biens du monastère de Calavena et, en tant que telle, sa communauté était assistée par l'Abbé.
Si par le passé, les Abbes précédents avaient résolu des situations similaires pour les monastères bénédictins de San Cassiano de Mezzane et San Lorenzo de Sezzano dans la Valpantena, cette fois-ci, il ne fut pas possible de trouver un prêtre qui puisse remplir la fonction de Prieur.
On se tourna alors vers les sœurs bénédictines de San Michele in Campagna et on obtint sœur Francesca Della Scala, fille de Cangrande I, qui fut d'abord élue Prieure puis Abbesse du même monastère de Sainte Justine.
Malgré les efforts de l'Abesse pour accroître le monastère en nombre et en sérieux, seulement six ans après, en 1360, en raison des difficultés à trouver un prêtre adéquat pour la direction spirituelle et l'administration des sacrements dans ce lieu isolé, elle, avec les trois autres sœurs restantes de la communauté – sœur Dionore, sœur Alena et sœur Floridilia – demanda et obtint de l'évêque Pietro Della Scala de pouvoir rejoindre la grande communauté dominicaine du monastère de Santa Maria Mater Domini, près de San Giorgio in Braida à Vérone.
Ainsi, peu de temps après la mort de l'Abbé Castellano, se conclut aussi la brève histoire du monastère mixte de Sainte Justine d'Illasi, qui dura environ un siècle (1250-1360).
Il est intéressant de noter que dans les environs se tenait le plus grand marché de l'est veronais depuis le XIe siècle, d'abord favorisé par les Comtes de Vérone (Sanbonifacio), puis par les moniales et enfin par les moines de Calavena. Tous les dîmes collectées qui devaient leur être payées étaient mises en vente sur ce marché.
Lorsque le monastère de Calavena commença à rencontrer des difficultés, les autorités locales, qui à l'époque étaient municipales, déplacèrent le marché à Vérone, dans la zone de Madonna di Campagna, qui appartenait au monastère féminin. Par la suite, le marché fut à nouveau déplacé à Vérone, dans la zone de Campo Marzo.
L'église de Sainte Justine semble être très ancienne, peut-être existante avant l'an 1000.
Le document le plus ancien mentionnant l'église date de 1082, où elle est décrite comme une chapelle rurale appartenant au monastère des Saints Pierre, Vito et Modesto de Calavena.
L'hypothèse concernant la datation de l'édifice serait vraisemblablement confirmée par le nombre "1011" gravé sur la poutre d'amandier qui soutenait à l'origine la couverture du clocher. La poutre, endommagée par la foudre au début des années 1900, a été définitivement remplacée lors des travaux de restauration en 2002 ; cependant, la partie la plus significative a été conservée et placée à l'intérieur du clocher.
Pendant des années, l'église de Sainte Justine a gardé cachés des vestiges romains, découverts seulement lors de certains travaux de restauration.
La présence de vestiges romains était une pratique courante dans les églises paléochrétiennes et médiévales, principalement pour des raisons symboliques.
Cela est suggéré par la première découverte, une pierre ronde retrouvée sous l'autel au XVIIIe siècle et portant une dédicace aux empereurs Maximin et Constantin ; il semble que Sainte Justine ait subi le martyre sous le règne de Maximin.
Deux autres fragments ont été découverts en 2002 ; il s'agit de deux morceaux d'un grand milliaire de la Via Postumia, initialement placé au neuvième mile de Vérone (en un point situé à peu près à mi-chemin entre les actuelles localités de Vago di Lavagno et Strà di Caldiero), et transporté de là, à une époque indéterminée, vers l'église voisine de Sainte Justine. Ils sont maintenant encastrés près du clocher.
Quant à la structure architecturale de l'édifice, elle respecte fidèlement les caractéristiques typiques de l'art roman. Le toit est en forme de campanile et la façade présente un portail rectangulaire entouré d'un simple appareillage en pierre et une fenêtre à lunette semi-circulaire au-dessus de celle-ci.
Le clocher, de base carrée, présente des fenêtres à double arc et se caractérise par des pierres apparentes. C'est l'élément vertical qui, dans l'ensemble, confère à l'église une allure simple mais saisissante, émergeant des oliviers qui l'entourent et qui, en partie, la cachent.
Au XVIIIe siècle, l'ensemble du complexe était dans un état déplorable et l'église fut réduite en taille.
Au IXe siècle, l'église passa à la famille des comtes Pompei d'Illasi et aujourd'hui, elle est d'une propriété privée.