Fontana Di Arano E L’Acquedotto Revolto

Fontana Di Arano E L’Acquedotto Revolto Musei

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Descrizione

ITALIANO ________ENGLISH DEUTSCH
In tempi in cui l’acqua non arrivava ancora comodamente fino alle case, la sorgente Revolto, a Cellore, fu per secoli un’importante risorsa idrica a cui attingere; fu sia ad uso degli abitanti di Cellore e, secondo un tacito e secolare accordo, anche degli abitanti di Illasi.
Per quanto riguarda l'approvvigionamento idrico di Cellore e Illasi, la situazione non cambiò significativamente anche quando nel 1405 Verona diventerà parte della Repubblica di Venezia, nonostante la Serenissima divenne padrona delle risorse naturali del territorio, che gestiva tramite il “Dipartimento dei Beni Inculti”, di cui le sorgenti erano i “Beni Inculti” più importanti.
Nel frattempo, tra il 1509-1517, Venezia attribuisce ai membri della famiglia Pompei, già presenti a Illasi come grossi possessori, il titolo di Conti; ora sono dunque Giuristicenti per conto della Serenissima.
Per soddisfare il crescente bisogno di acqua, nel territorio verrà costruito un acquedotto per trasportare l’acqua di Revolto ad Arano (località di Cellore), e da lì ad Illasi.
Il primo documento che lo attesta risale al 28 settembre 1544, giorno in cui i “capi villaggio” di Illasi e Cellore, di fronte al Conte Giovanni Paolo Pompei, decisero che la comunità di Illasi si sarebbe costruita, a proprie spese, un acquedotto composto da "canòni incassati". I "canòni" erano pietre squadrate di circa 15 cm di lato e lunghe un metro e venti, con un foro centrale e attacchi a maschio e femmina alle estremità (questa tecnologia è più antica del periodo di riferimento e rimase in uso fino al 1900).
Tale decisione suscitò proteste e lamentele, in particolare dalla gente di Arano per cui la sorgente Revolto era una comoda risorsa idrica. Alimentare l’acquedotto con quell’acqua avrebbe significato doversi recare altrove per rifornirsi d’acqua, ad esempio alla sorgente Canella riservata ai soli abitanti di Cellore (all’epoca Cellore era un Comune autonomo rispetto a Illasi). Fu così trovato un accordo per cui le tubazioni dell'acquedotto dovevano passare da Arano. Motivo per cui ad Arano fu costruita una fontana, facendo acquisire così agli abitanti di Arano un diritto sull’acqua.
Finché non si troveranno altri documenti, la data 1544 va ritenuta quella della fondazione della fontana e delle sue due vasche rotonde in pietra.
Giunta l'acqua ad Arano, la parte in più scorrerà libera fino a Illasi (i tubi in sasso dell’acquedotto arriveranno fino al lavatoio della contrada di Giara, servendo prima il fontanello di Domeggiano e prima ancora l’antica Piazza dove avrebbe alimentato il lago presente; il fontanello di Domeggiano a sua volta servirà, in secoli successivi, lo stabilimento serico (Filanda) che utilizzerà tutta l’acqua scorrente di notte per i mesi di lavorazione dei bachi).
Tuttavia, dopo diverse appropriazioni e deviazioni abusive di parte dell’acqua di Illasi da parte dei autoritari Pompei che la usavano a proprio vantaggio, il comune di Illasi, che a sue spese aveva fatto costruire l'acquedotto e retribuiva una persona per la sua sorveglianza, nel 1680 fece richiesta a Venezia, e ottenne, l'infeudazione delle acque pulite provenienti dalla sorgente Revolto a uso della propria popolazione. Durante una visita di esperti veneziani per valutare la situazione, fu stabilito che il valore di questa concessione ammontava a 10 Ducati.
Nel frattempo, i membri della famiglia Pompei erano impegnati alla ricerca di altre fonti d'acqua, in particolare dell'Alta Val Tramigna, e nella costruzione del loro “condutto” privato settecentesco.
A questo punto, tuttavia, avviene una cosa strana: il Comune di Illasi cede, dopo solo un mese e mezzo dall'ottenimento, l’infeudazione dell’acqua ai Conti Pompei.
Gli studiosi hanno avanzato diverse ipotesi per spiegare questa decisione, ma la più plausibile sembra essere che il Comune di Illasi fosse stanco o non fosse più in grado di sostenere i continui danni all'acquedotto. Trasferendo i diritti all'autorità dei Conti Pompei, si sperava che la paura di incappare nelle rappresaglie dei Conti avrebbe dissuaso coloro che avrebbero voluto danneggiare l'acquedotto per ottenere l'acqua solo per sé. Infatti, nei registri contabili dei Pompei, per molti anni non si trovano spese straordinarie per riparazioni all'acquedotto, ma solo le spese ordinarie di mantenimento.
A questo punto, i Conti Pompei decisero di far costruire, presso la fontana di Arano, una propria vasca per l'acqua, dotata anche dello stemma gentilizio della famiglia.
Così, per quasi un secolo, le vasche della fontana di Arano sarebbero state tre: una a uso esclusivo dei Conti Pompei e i loro servitori, e due pubbliche.
Sennonché nella seconda metà del 1700 una frana scende dal Monte Gardon e scarica molto materiale (infatti il suolo dove si colloca la fontana è sopraelevato rispetto al fondo campagna) e copre le due vasche pubbliche, che saranno dimenticate e non più ritrovate fino a pochi anni fa. Si salvò solo quella privata dei Conti che per ovvi motivi diventerà dunque a uso pubblico.
Il secolo successivo sarà funestato da due epidemie di colera e avere acqua pulita diventerà di fondamentale importanza.
Nella prima ondata epidemica (1836) a Cellore si registrerà un numero ridotto di morti, probabilmente perché aveva una maggiore disponibilità di acqua buona.
Dopo la seconda ondata di colera (1855), disastrosa per Illasi, e con il minaccioso ritorno del colera (1878), il Comune di Illasi, allarmato, deciderà di costruire un’altra vasca ad Arano, perché una sola non garantiva l’arrivo a Illasi di acqua pulita.
Per fare i lavori della vasca e rifacimento di alcuni tratti delle tubature in sasso, sarà convocata la Contessa Francesca Pompei vedova Nogarola che abita a Mantova e che per eredità è la proprietaria dei terreni attorno alla sorgente di Revolto ed è lei ancora feudataria dell’acqua.
La Contessa informata delle necessità del Comune accetta di partecipare alla metà delle spese a patto che la cisterna di 70 metri cubi della sua casa di Illasi, situata all’incrocio tra via Affanni (ora Valverde) e via Busa (ora Cadene), sia tenuta sempre piena d’acqua ad uso del giardino e dei suoi dipendenti abitanti il suo casale di famiglia, dopodiché la restante acqua sarà a disposizione del Comune di Illasi.
Se le precedenti vasche della fontana furono ricavate scavando la pietra, questa (detta "albio" = vasca in dialetto) fu ottenuta assemblando cinque lastre di pietra viva provenienti da Verona e messe in opera in loco con l'aiuto del fabbro di nome Cellore Benvenuto e dal muratore Cobello Valente.
I lavori non piaceranno alla popolazione (= ai celloresi) che “faceva molti disordini” e a diversi malintenzionati che “vogliono togliere l’acqua alle contrade sottostanti”. Si dovrà ricorrere alla Forza Armata e a tre guardiani (Baroni, Bianconi, Nodari) che riceveranno £1 a notte per la sorveglianza della fontana per evitare “otturazioni di fori e rotture fatte da terzi sconosciuti”.
Allo stesso tempo il Comune non si dimentica degli abitanti di Cellore e per garantire loro acqua a sufficienza, e in parte sperando che i celloresi si disinteressino dell'acqua di Revolto-Arano, farà in vari periodi continui lavori di ampliamento all’altra sorgente di Cellore, cioè della Cannella. In alcuni scavi successivi emergeranno infatti ulteriori due vene di captazione di questa sorgente.
L'"albio" del 1878, fu sostituito da una nuova vasca nel 1913; questa fu progettata da dall'ingegnere Gelmi e successivamente restaurata e profondamente modificata con probabile aggiunta del lavatoio.
Quanto riguarda la vasca dei Conti Pompei, durante la Seconda guerra mondiale, sarà di ostacolo al passaggio di un convoglio militare e solo per l’intervento di un cittadino di Cellore sarà salvata, in cambio di un po’ di vino, e ora fa bella figura in una corte privata poco distante.
Le due vasche originarie in pietra che erano state sotterrate dalla frana del Settecento e rinvenute non molti anni fa in occasione di alcuni scavi, oggi fungono da fioriere.
Nel 1925 invece, con il diramarsi dell’acquedotto con tubi in ghisa, si darà il via al dissotterramento dei “canoni” in pietra, ad oggi ancora esistenti come materiale di recupero in alcune piccole costruzioni di campagna (ad esempio vedi casetta per attrezzi in località Brea a Cazzano).
L’ultimo restauro della fontana risale al 2023 ad opera dal Comune di Illasi; tuttavia, è costantemente curata dai volontari del luogo.

ENGLISH

In times when water didn't yet conveniently reach homes, the Revolto spring in Cellore was for centuries an important water resource to draw from. It was used by both the inhabitants of Cellore and, according to an unspoken and centuries-old agreement, by the residents of Illasi as well.
Regarding the water supply for Cellore and Illasi, the situation didn't change significantly even when Verona became part of the Republic of Venice in 1405. Despite the Serenissima gaining control over the natural resources of the region through the "Department of Uncultivated Assets," of which the springs were the most important, the water situation remained largely unchanged.
Meanwhile, between 1509-1517, Venice granted the title of Counts to the members of the Pompei family, who were already prominent landowners in Illasi. Therefore, they became representatives of Venice in that region.
To meet the increasing water demand, an aqueduct was constructed to transport water from the Revolto spring to Arano (a location in Cellore), and from there to Illasi. The first documented evidence of this dates back to September 28, 1544. On that day, the village leaders of Illasi and Cellore, in front of Count Giovanni Paolo Pompei, decided that the Illasi community would build, at their own expense, an aqueduct made of "encased canòni." These "canòni" were squared stones about 15 cm on each side and one meter twenty in length, with a central hole and male and female connectors at the ends.
This decision sparked protests, particularly from the people of Arano, for whom the Revolto spring was a convenient water resource. To feed the aqueduct with that water, it would have meant having to go elsewhere for water, for example, to the Canella spring reserved for only the residents of Cellore. An agreement was reached that the aqueduct pipes should pass through Arano. As a result, a fountain was built in Arano, granting water rights to its inhabitants.
Until further documents are found, the year 1544 should be considered the foundation date of the fountain and its two round stone basins.
Once the water reached Arano, the excess would flow freely to Illasi. The stone pipes of the aqueduct would extend to the washing place of the Giara district, serving the Domeggiano small fountain first, and even earlier, the ancient Square where it would fill the present lake. The Domeggiano fountain, in turn, would serve the silk factory (Filanda) in the succeeding centuries, using all the flowing water at night during the months of silkworm processing.
However, after several instances of unauthorized diversions and appropriations of Illasi's water by the authoritative Pompei family for their benefit, the Illasi municipality, which had financed the construction of the aqueduct and paid someone to oversee it, requested and obtained from Venice, in 1680, the feudal rights over the clean water from the Revolto spring for the use of its population. During a visit by Venetian experts to assess the situation, it was determined that the value of this concession amounted to 10 Ducati.
Meanwhile, the Pompei family members were actively seeking other water sources, especially in the Alta Val Tramigna, and constructing their private 18th-century "condotto."
At this point, something strange happens: the Illasi Municipality, just a month and a half after obtaining it, transfers the feudal rights of the water to the Pompei Counts. Scholars have put forth various hypotheses to explain this decision, but the most plausible one seems to be that the Illasi Municipality was either tired or financially incapable of maintaining the aqueduct due to continuous damages. By transferring the rights to the authority of the Pompei Counts, they hoped that the fear of reprisals from the Counts would deter anyone attempting to damage the aqueduct for personal use. In the financial records of the Pompei family, there were no extraordinary expenses for aqueduct repairs for many years, only regular maintenance costs.
At this point, the Pompei Counts decided to construct their own water basin at the Arano fountain, adorned with the family crest. Thus, for nearly a century, there were three basins at the Arano fountain: one exclusively for the Pompei Counts and their servants, and two for the public. However, in the second half of the 1700s, a landslide from Monte Gardon covered the two public basins with a significant amount of material, rendering them forgotten until a few years ago. Only the private one belonging to the Counts survived, which, for obvious reasons, then became public.
The subsequent century would be marked by two cholera epidemics, making access to clean water of paramount importance. During the first epidemic wave in 1836, Cellore recorded a lower number of deaths, possibly due to a greater availability of good water.
After the disastrous second cholera wave in 1855, especially devastating for Illasi, and with the looming threat of cholera's return in 1878, the Illasi Municipality, alarmed, decided to construct another basin in Arano. One basin alone couldn't ensure the arrival of clean water to Illasi.
To oversee the construction of the basin and the reconstruction of some sections of the stone pipes, Contessa Francesca Pompei, widow Nogarola, was called upon. She resided in Mantova and was the landowner around the Revolto spring due to inheritance, still holding the feudal rights to the water. The Countess agreed to cover half the expenses on the condition that the 70-cubic-meter cistern at her house in Illasi, located at the intersection of Via Affanni (now Valverde) and Via Busa (now Cadene), would always be kept filled with water for her garden and her employees residing in the family farmhouse. After that, the remaining water would be available to the Illasi Municipality.
While the previous fountain basins were carved from stone, the "albio" (dialect term for basin) of 1878 was assembled from five slabs of living stone from Verona, put together with the help of the blacksmith Cellore Benvenuto and the mason Cobello Valente.
The works weren't well received by the population (= the people of Cellore), who "caused many disturbances," and by several ill-intentioned individuals who "wanted to divert water from the lower districts." The use of the Armed Forces and three guards (Baroni, Bianconi, Nodari) receiving £1 per night were necessary to monitor the fountain and prevent "blockages and damages caused by unknown third parties."
Simultaneously, the Municipality didn't forget the inhabitants of Cellore and, in part to ensure their sufficient water supply and hoping that the people of Cellore would lose interest in the Revolto-Arano water, undertook various expansions of the other Cellore spring, the Cannella. In subsequent excavations, two more water sources from this spring were found.
The "albio" of 1878 was replaced by a new basin in 1913. This basin was designed by engineer Gelmi and later restored and substantially modified, likely with the addition of a washing area.
As for the Pompei Counts' basin, during World War II, it obstructed the passage of a military convoy. It was saved only through the intervention of a resident of Cellore, exchanged for a bit of wine, and now stands gracefully in a private courtyard not far away.
The two original stone basins that were buried by the 18th-century landslide and rediscovered only a few years ago are now used as planters.
In 1925, with the branching out of the aqueduct using cast iron pipes, the stone "canòni" were uncovered. They still exist today as reclaimed material in some small countryside constructions (for instance, see the tool shed in the Brea locality in Cazzano).
The latest restoration of the fountain dates back to 2023, carried out by the Illasi Municipality. Nevertheless, it is constantly cared for by local volunteers.

DEUTSCH

In Zeiten, in denen Wasser noch nicht bequem bis zu den Häusern gelangte, war die Revolto-Quelle in Cellore über Jahrhunderte hinweg eine wichtige Wasserquelle, aus der man schöpfen konnte. Sie wurde sowohl von den Bewohnern von Cellore als auch, gemäß einer stillschweigenden und jahrhundertealten Vereinbarung, von den Bewohnern von Illasi genutzt.
Was die Wasserversorgung von Cellore und Illasi betrifft, änderte sich die Situation nicht signifikant, selbst als Verona im Jahr 1405 Teil der Republik Venedig wurde. Trotzdem die Serenissima die natürlichen Ressourcen der Region durch das "Departement für brachliegendes Eigentum" kontrollierte, deren Quellen die wichtigsten "brachliegenden Güter" waren, blieb die Wassersituation größtenteils unverändert.
Zwischenzeitlich, zwischen 1509 und 1517, verlieh Venedig den Mitgliedern der Pompei-Familie, die bereits als bedeutende Grundbesitzer in Illasi präsent waren, den Titel "Conti" (Grafen); nun waren sie also Vertreter der Serenissima.
Um dem steigenden Wasserbedarf gerecht zu werden, wurde im Gebiet ein Aquädukt errichtet, um Wasser von der Revolto-Quelle nach Arano (einem Ort in Cellore) zu transportieren und von dort nach Illasi. Die erste dokumentierte Bestätigung hierfür stammt vom 28. September 1544. An diesem Tag beschlossen die Dorfführer von Illasi und Cellore vor Graf Giovanni Paolo Pompei, dass die Gemeinschaft von Illasi auf eigene Kosten ein Aquädukt aus "eingesetzten Canòni" errichten würde. Diese "Canòni" waren quadrierte Steine von etwa 15 cm auf jeder Seite und eineinhalb Meter lang, mit einem zentralen Loch und männlichen und weiblichen Verbindungsstücken an den Enden.
Diese Entscheidung führte zu Protesten und Beschwerden, insbesondere von den Bewohnern von Arano, für die die Revolto-Quelle eine bequeme Wasserquelle war. Das Versorgen des Aquädukts mit diesem Wasser hätte bedeutet, anderswo Wasser holen zu müssen, zum Beispiel an der Canella-Quelle, die nur für die Bewohner von Cellore reserviert war (damals war Cellore eine eigenständige Gemeinde im Vergleich zu Illasi). So wurde eine Vereinbarung getroffen, dass die Aquäduktrohre durch Arano verlaufen sollten. Aus diesem Grund wurde in Arano eine Brunnenanlage errichtet, was den Bewohnern von Arano ein Wasserrecht verschaffte.
Solange keine weiteren Dokumente gefunden werden, sollte das Jahr 1544 als das Gründungsjahr des Brunnens und seiner beiden runden Steinschalen angesehen werden.
Nachdem das Wasser Arano erreicht hatte, würde der Überschuss frei nach Illasi fließen. Die Steinrohre des Aquädukts würden bis zum Waschplatz des Giara-Viertels reichen, zuerst den Domeggiano-Brunnen bedienen und sogar das antike Piazza versorgen, wo es den vorhandenen See gespeist hätte. Der Domeggiano-Brunnen würde wiederum in den folgenden Jahrhunderten die Seidenfabrik (Filanda) bedienen, die das gesamte fließende Wasser nachts während der Verarbeitungsmonate der Seidenraupen nutzen würde.
Allerdings, nach mehreren unrechtmäßigen Aneignungen und missbräuchlichen Ableitungen von Wasser aus Illasi durch die autoritären Pompei, die es zu ihrem Vorteil nutzten, bat die Gemeinde Illasi, die auf eigene Kosten das Aquädukt errichtet und jemanden für dessen Überwachung bezahlt hatte, im Jahr 1680 Venedig um die Einsetzung von gereinigtem Wasser aus der Revolto-Quelle zur Nutzung der eigenen Bevölkerung. Bei einem Besuch venezianischer Experten zur Beurteilung der Lage wurde festgestellt, dass der Wert dieser Konzession 10 Dukaten betrug.
In der Zwischenzeit beschäftigten sich die Mitglieder der Pompei-Familie mit der Suche nach anderen Wasserquellen, insbesondere im Alta Val Tramigna, und dem Bau ihres privaten "condutto" im 18. Jahrhundert.
An dieser Stelle jedoch geschieht etwas Seltsames: Die Gemeinde Illasi überträgt, nur anderthalb Monate nach dem Erhalt, die feudalen Rechte am Wasser an die Pompei-Grafen. Wissenschaftler haben verschiedene Hypothesen zur Erklärung dieser Entscheidung aufgestellt, aber die plausibelste scheint zu sein, dass die Gemeinde Illasi entweder müde war oder finanziell nicht in der Lage war, die fortwährenden Schäden am Aquädukt zu bewältigen. Durch die Übertragung der Rechte an die Autorität der Pompei-Grafen hoffte man, dass die Angst vor Repressalien der Grafen jene abschrecken würde, die das Aquädukt beschädigen wollten, um sich selbst mit Wasser zu versorgen. In den Buchhaltungsunterlagen der Pompei finden sich tatsächlich viele Jahre lang keine außerordentlichen Ausgaben für Reparaturen am Aquädukt, sondern nur gewöhnliche Instandhaltungskosten.
An diesem Punkt beschlossen die Pompei-Grafen, bei der Arano-Quelle ihr eigenes Wasserbecken zu bauen, das auch das Wappen der Familie tragen würde.
So wären die Becken des Arano-Brunnens fast ein Jahrhundert lang drei: eines ausschließlich für die Pompei-Grafen und ihre Diener und zwei öffentliche.
Allerdings rutschte in der zweiten Hälfte des 18. Jahrhunderts ein Erdrutsch vom Monte Gardon herunter und bedeckte die zwei öffentlichen Becken mit viel Material (da der Boden, auf dem der Brunnen steht, über dem Landniveau liegt) und sie wurden vergessen und erst vor einigen Jahren wiederentdeckt. Nur das private Becken der Grafen überlebte, aus offensichtlichen Gründen würde es also zu öffentlicher Nutzung.
Das nächste Jahrhundert sollte von zwei Cholera-Epidemien überschattet sein und sauberes Wasser würde von entscheidender Bedeutung werden.
Während der ersten Cholera-Welle (1836) gab es in Cellore nur wenige Todesfälle, wahrscheinlich weil ausreichend gutes Wasser vorhanden war.
Nach der zweiten Cholera-Welle (1855), die für Illasi verheerend war, und angesichts der bedrohlichen Rückkehr der Cholera (1878) beschloss die Gemeinde Illasi, alarmiert, ein weiteres Becken in Arano zu bauen, da ein einziges Becken nicht ausreichte, um sauberes Wasser nach Illasi zu bringen.
Für die Arbeiten am Becken und die Erneuerung einiger Abschnitte der Steintubaturen wurde Gräfin Francesca Pompei, die Witwe Nogarola, einberufen. Sie lebte in Mantua und war aufgrund von Erbschaften Eigentümerin der Ländereien um die Revolto-Quelle und Feudalinhaberin des Wassers.
Die Gräfin stimmte den Bedürfnissen der Gemeinde zu und beteiligte sich zur Hälfte an den Kosten, vorausgesetzt, dass der 70-Kubikmeter-Tank in ihrem Haus in Illasi, an der Kreuzung zwischen der Via Affanni (jetzt Valverde) und der Via Busa (jetzt Cadene), immer mit Wasser für den Garten und die Mitarbeiter in ihrem Familienhaus gefüllt bleibt. Danach würde das verbleibende Wasser der Gemeinde Illasi zur Verfügung stehen.
Während die vorherigen Becken durch Ausgraben des Steins hergestellt wurden, wurde dieses (genannt "albio" im Dialekt) durch das Zusammenfügen von fünf Platten lebendigen Steins aus Verona erhalten, die vor Ort mit Hilfe des Schmieds namens Cellore Benvenuto und des Maurers Cobello Valente aufgestellt wurden.
Die Arbeiten gefielen der Bevölkerung von Cellore nicht, die "viele Unruhen verursachte", und einigen Übeltätern, die "das Wasser den unteren Ortschaften entziehen wollten". Es war notwendig, die Streitkräfte und drei Wächter (Baroni, Bianconi, Nodari) einzusetzen, die £1 pro Nacht für die Überwachung des Brunnens erhielten, um "Verschlüsse von Löchern und Brüche, die von unbekannten Dritten verursacht wurden", zu verhindern.
Gleichzeitig vergaß die Gemeinde die Bewohner von Cellore nicht und unternahm in verschiedenen Zeiträumen kontinuierliche Arbeiten zur Erweiterung der anderen Cellore-Quelle, der Cannella, teilweise in der Hoffnung, dass die Bewohner von Cellore sich für das Wasser von Revolto-Arano desinteressieren würden. Bei nachfolgenden Ausgrabungen wurden tatsächlich zwei weitere Aderanschlüsse dieser Quelle gefunden.
Das "albio" von 1878 wurde 1913 durch ein neues Becken ersetzt. Es wurde vom Ingenieur Gelmi entworfen und später restauriert und wahrscheinlich mit der Zugabe eines Waschbeckens grundlegend verändert.
Was das Becken der Pompei-Gräfen betrifft, so würde es während des Zweiten Weltkriegs den Durchgang eines Militärkonvois behindern. Nur durch das Eingreifen eines Einwohners von Cellore wurde es gerettet, im Austausch gegen ein bisschen Wein, und steht nun in einem nahegelegenen Privatgarten.
Die beiden ursprünglichen Steingefäße, die im 18. Jahrhundert von einem Erdrutsch begraben und erst vor wenigen Jahren bei Ausgrabungen wiederentdeckt wurden, dienen heute als Blumenkübel.
Im Jahr 1925 begann man hingegen, die "Canoni" aus Stein, die immer noch existieren, aus dem Boden zu holen, als das Aquädukt mit Gusseisenrohren erweitert wurde. Sie werden heute noch als Material für einige kleine Landgebäude wiederverwendet (zum Beispiel siehe Werkzeugschuppen in der Brea-Gegend in Cazzano).
Die letzte Restaurierung des Brunnens fand 2023 durch die Gemeinde Illasi statt. Dennoch wird er kontinuierlich von örtlichen Freiwilligen gepflegt.

Modalità di accesso

Seguendo l'orario di apertura

Indirizzo

Cellore - località Arano

Ultimo aggiornamento: 12/12/2023, 16:41

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