Descrizione
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L’edificio si trova nell’immediato fondovalle ai piedi dell’altura in cui sorge il castello di illasi (castrum), dove si svilupparono le prime forme di aggregazione del futuro vicus di Illasi e che verrà a definirsi compiutamente nel corso del pieno X-XI sec.
Infatti, verso la fine del 900, all’esterno del castrum si documenta una significativa vitalità economica e sociale.
In origine l’edificio doveva trattarsi di strutture abitative semplici, probabilmente due affiancate e parallele. I primi segni di frequentazione antropica di cui si è trovata traccia sono rappresentati da buche di palo e impronti di travi riconducibili a edifici costruiti con legno e altri materiali deperibili, simili a capanne.
Tra questo periodo e il 1046, probabilmente in seguito al cambio di destinazione e riqualificazione dell’area, i vecchi edifici vengono smontati per la costruzione di un luogo di culto in muratura, costituito da un’ala monoabsidata che successivamente verrà interessato da un cambiamento architettonico consistente e soppiantato in periodo basso-medievale da una più ampia chiesa la cui superficie interna è sostanzialmente corrispondente a quella dell’attuale edificio.
Tale edificio è stato identificato come l’antica chiesa di Sant’Andrea di cui c’è traccia in diversi documenti, e che compare nella bolla del 1185 di Papa Lucio III come uno dei molteplici possedimenti dell’autorevole e pressoché millenario monastero di (Badia) Calavena. Con l’arrivo in valle di Ezzelino da Romano, per un breve periodo la chiesa verrà sottratta al monastero per poi rientrare nei suoi possedimenti nel 1263.
Per secoli la chiesetta rimane di proprietà del monastero fino a quando, dopo secoli di gloria, questo e i suoi possedimenti vengono inglobati nel 1498 nel monastero veronese di San Nazzaro e Celso, di cui ne sarà fonte di rendite in frumento, olio e denaro pari a circa 50 ducati.
Tuttavia, oramai la chiesa ha iniziato il suo lento declino, segnatosi già nel 1427 con l’affermarsi della vicina nuova struttura ecclesiastica: la Pieve di S.Giorgio che diventerà la parrocchiale di S.Bartolomeo.
Come attestano diverse visite pastorali dell'epoca, nel ‘500 la chiesa di Sant’Andrea si trova in condizioni precarie e più volte viene messo in discussione il giusto possesso del monastero di questa struttura e probabilmente da lì a poco la chiesa verrà ceduta a terzi.
E’ noto che per un periodo la struttura fu anche un cantiere metallurgico per la produzione di campane. Nell'altomedioevo era usanza ambientare, per ragioni apotropaiche, la produzione di campane in chiesa, poiché il fuoco necessario alla fusione dei metalli era un richiamo alle fiamme infernali; pertanto, essendo le campane un oggetto sacro, questa operazione doveva avvenire sotto la protezione di Dio.
I segni lasciati dall’impianto produttivo per la fusione delle campane è tutt’oggi visibile all’interno dell’edificio, in particolare i segni del forno fusorio “a cestone” e l’ampia fossa di gettata.
Alla luce di queste scoperte si ipotizza che la campana del castello, ancora oggi collocata in loco e riportante la data 1543, possa essere stata costruita qui.
Sicuramente alla fine del seicento membri della famiglia Pompei, che stavano acquistando potere sul territorio in modo esponenziale grazie alle concessioni di Venezia a partire dal 1509, sono proprietari dell’immobile fino a quando lo cederanno con permuta, alla Comunità di Illasi; in cambio acquisiscono l’area in cui si trova la chiesa e l’ospitale di S.Maria del Lago (link).
Da qui in poi la chiesa di Sant’Andrea sarà conosciuta come Oratorio di San Rocco, santo invocato come protettore della peste che si stava diffondendo in quegli anni.
Dopo dubbiosi passaggi di proprietà, l’oratorio di S.Rocco nel 1960 viene venduto dall’arciprete d’Illasi Don Piero Schena ad un privato, dunque trasformato in abitazione con annesso negozio; successivamente divenne anche un’officina di biciclette.
Ad oggi, l’oratorio è sconsacrato e nuovamente di proprietà comunale. Tra il 2005-2009 si compiono importanti lavori di riqualificazione architettonica e nell’occasione si svolgono scavi archeologici di grande interesse con un’approfondita analisi delle diverse stratificazioni che hanno portato alla luce molti dettagli interessanti sulla sua storia.
Inaugura così il Giardino Musicale, uno spazio per la cultura e la musica. Al suo interno la pavimentazione in vetro lascia visibili parte dei resti archeologici, in modo particolare l'impianto fusorio precedente citato e l'ossario di epoca medievale, nient'altro che una buca rettangolare al centro dell'edificio che raccoglieva i resti ossei del campo santo che un tempo faceva parte della chiesa. Ancora visibile è anche una porzione dell'affresco della parete di sinistra, anch'esso databile all’epoca medievale e che ritrae S. Cristoforo con vincastro e Gesù bambino in braccio, raffigurato con dimensioni superiori al naturale, in uno stile ancora primitivo. Tra gli altri reperti emersi dagli scavi si contano scorie metalliche, monete veneziane e cocci di vasellame domestico.
Gianfrancesco Cieno, I due monasteri di Badia Calavena, Giazza (Verona), Taucias Gareida, 1980.
Simonetta Bonomi et, Archeologia Veneta, Casalserugo (Padova), Nuova Grafotecnica, 2011.
Pietro Mantovani, Badia Calavena - Feudo monastico, Colognola ai Colli (Verona), Grafiche Busti, 2003.
Archivio comunale.
Archivio parrocchiale.
The building is located at the immediate bottom of the valley at the foot of the hill where the Illasi castle (castrum) stands, where the first forms of aggregation of the future vicus of Illasi developed and which would be fully defined during the 10th–11th centuries.
Indeed, towards the end of the 900s, significant economic and social vitality is documented outside the castrum.
Originally, the building was likely composed of simple residential structures, probably two adjacent and parallel. The first signs of human activity found are represented by post holes and beam imprints attributable to buildings constructed with wood and other perishable materials, similar to huts.
Between this period and 1046, probably following a change in use and redevelopment of the area, the old buildings were dismantled for the construction of a masonry place of worship, consisting of a single-apsed wing that would later undergo significant architectural changes and be replaced in the late medieval period by a larger church whose internal surface substantially corresponds to that of the current building.
This building has been identified as the ancient church of Sant’Andrea, mentioned in several documents, and appearing in the 1185 bull of Pope Lucius III as one of the many possessions of the authoritative and nearly millennial monastery of (Badia) Calavena. With the arrival in the valley of Ezzelino da Romano, the church was briefly taken from the monastery, only to return to its possessions in 1263.Comune di Illasi
For centuries, the small church remained under the monastery's ownership until, after centuries of glory, it and its possessions were incorporated in 1498 into the Veronese monastery of San Nazzaro e Celso, from which it generated income in wheat, oil, and money amounting to about 50 ducats.
However, by then, the church had begun its slow decline, already marked in 1427 with the establishment of the nearby new ecclesiastical structure: the Pieve of San Giorgio, which would become the parish church of San Bartolomeo.
As attested by several pastoral visits of the time, in the 1500s, the church of Sant’Andrea was in precarious condition, and the rightful ownership of the monastery over this structure was repeatedly questioned, probably leading to the church being ceded to third parties shortly thereafter.
It is known that for a period, the structure also served as a metallurgical workshop for the production of bells. In the early Middle Ages, it was customary, for apotropaic reasons, to conduct bell production in churches, as the fire necessary for metal fusion was a reminder of infernal flames; therefore, being sacred objects, this operation had to occur under God's protection.
The signs left by the production facility for bell casting are still visible inside the building, particularly the marks of the "basket" melting furnace and the large casting pit.
In light of these discoveries, it is hypothesized that the castle's bell, still located on-site and bearing the date 1543, may have been built here.
Certainly, by the end of the 1600s, members of the Pompei family, who were exponentially gaining power in the territory thanks to concessions from Venice starting in 1509, owned the property until they exchanged it with the Community of Illasi; in return, they acquired the area where the church and the hospital of Santa Maria del Lago are located.
From then on, the church of Sant’Andrea would be known as the Oratory of San Rocco, a saint invoked as a protector against the plague that was spreading in those years.
After uncertain ownership transitions, in 1960, the oratory of San Rocco was sold by the archpriest of Illasi, Don Piero Schena, to a private individual, thus transformed into a residence with an attached shop; it later also became a bicycle workshop.
Today, the oratory is deconsecrated and once again under municipal ownership. Between 2005 and 2009, significant architectural redevelopment works were carried out, and on that occasion, archaeological excavations of great interest were conducted with an in-depth analysis of the various stratifications that brought to light many interesting details about its history.
Thus, the Musical Garden was inaugurated, a space for culture and music. Inside, the glass flooring reveals part of the archaeological remains, particularly the previously mentioned casting facility and the medieval ossuary, nothing more than a rectangular pit in the center of the building that collected the bone remains of the cemetery that once was part of the church. Also visible is a portion of the fresco on the left wall, also dating back to the medieval period, depicting St. Christopher with a staff and the Child Jesus in his arms, portrayed larger than life, in a still primitive style. Among other artifacts unearthed from the excavations are metal slags, Venetian coins, and shards of domestic pottery.
Le bâtiment se trouve dans le fond immédiat de la vallée, au pied de la colline sur laquelle s’élève le château d’Illasi (castrum), où se sont développées les premières formes d’agrégation du futur vicus d’Illasi, qui prendra pleinement forme au cours des Xe-XIe siècles.
En effet, vers la fin des années 900, on constate une vitalité économique et sociale significative à l’extérieur du castrum.
À l’origine, le bâtiment devait être composé de structures d’habitation simples, probablement deux constructions parallèles. Les premières traces de fréquentation humaine retrouvées sont des trous de poteaux et des empreintes de poutres appartenant à des édifices construits en bois et en matériaux périssables, semblables à des cabanes.
Entre cette période et 1046, probablement à la suite d’un changement de fonction et de requalification de la zone, les anciens édifices furent démontés pour construire un lieu de culte en maçonnerie, composé d’une nef avec abside, qui subit ensuite une importante transformation architecturale et fut remplacée, à l’époque médiévale tardive, par une église plus grande dont la surface intérieure correspond essentiellement à celle du bâtiment actuel.
Ce bâtiment a été identifié comme l’ancienne église de Saint-André, mentionnée dans divers documents et dans la bulle de 1185 du pape Lucius III comme l’un des nombreux biens du vénérable monastère (Badia) de Calavena.
Avec l’arrivée en vallée d’Ezzelino da Romano, l’église sera soustraite un temps au monastère, pour y revenir en 1263.
Pendant des siècles, l’église resta propriété du monastère, jusqu’à ce qu’en 1498, celui-ci et ses biens soient absorbés par le monastère véronais de San Nazaro e Celso, dont elle devint une source de revenus en blé, huile et argent, à hauteur d’environ 50 ducats.
Cependant, l’église avait déjà amorcé son lent déclin, entamé dès 1427 avec la montée en puissance de la nouvelle structure ecclésiale voisine : la Pieve de San Giorgio, qui deviendra la paroisse de San Bartolomeo.
Comme le confirment diverses visites pastorales de l’époque, au XVIe siècle, l’église de Saint-André était en mauvais état, et la propriété du monastère était remise en question. Elle fut probablement cédée peu après à des tiers.
On sait que pendant un temps, le bâtiment servit d’atelier métallurgique pour la production de cloches. Au haut Moyen Âge, il était d’usage, pour des raisons apotropaïques, de produire les cloches dans les églises, car le feu de fusion des métaux évoquait les flammes infernales, et étant donné que les cloches étaient des objets sacrés, cette opération devait être réalisée sous la protection divine.
Les traces du four de fusion à « panier » et de la fosse de coulée sont encore visibles aujourd’hui à l’intérieur du bâtiment.
Il est donc possible que la cloche du château, toujours en place et datée de 1543, ait été fabriquée ici.
Vers la fin du XVIIe siècle, des membres de la famille Pompei, qui prenaient une importance croissante dans la région grâce aux concessions de Venise à partir de 1509, en devinrent les propriétaires, jusqu’à ce qu’ils la cèdent à la communauté d’Illasi par échange contre le terrain sur lequel se trouvent l’église et l’hospice de Sainte-Marie du Lac.
À partir de ce moment, l’église Saint-André sera connue sous le nom d’Oratoire de Saint-Roch, saint invoqué contre la peste qui se propageait à cette époque.
Après des changements incertains de propriété, l’oratoire de Saint-Roch fut vendu en 1960 par l’archiprêtre d’Illasi, Don Piero Schena, à un particulier, qui le transforma en habitation avec boutique, puis en atelier de réparation de vélos.
Aujourd’hui désacralisé, l’oratoire est à nouveau propriété communale.
Entre 2005 et 2009, d’importants travaux de restauration architecturale ont été réalisés, accompagnés de fouilles archéologiques qui ont révélé de nombreux détails sur son histoire.
C’est ainsi qu’est inauguré le Jardin Musical, un espace dédié à la culture et à la musique. À l’intérieur, le sol en verre permet de voir des vestiges archéologiques, notamment l’installation de fusion mentionnée et un ossuaire médiéval, simple fosse rectangulaire au centre du bâtiment recueillant les ossements du cimetière qui appartenait autrefois à l’église.
Une partie de la fresque sur le mur gauche est encore visible, datée elle aussi de l’époque médiévale : elle représente saint Christophe avec une houlette et l’Enfant Jésus dans les bras, dans un style encore primitif.
Parmi les autres objets découverts figurent des scories métalliques, des pièces vénitiennes et des fragments de vaisselle domestique.
Das Gebäude befindet sich im unmittelbaren Talgrund am Fuß des Hügels, auf dem die Burg von Illasi (Castrum) steht – jenem Ort, an dem sich erste Siedlungsformen des späteren Vicus Illasi entwickelten, der sich im Laufe des 10. und 11. Jahrhunderts endgültig ausformte.
Tatsächlich bezeugt man gegen Ende des 10. Jahrhunderts eine bedeutende wirtschaftliche und soziale Lebendigkeit außerhalb des Castrums.
Ursprünglich dürfte es sich bei dem Gebäude um einfache Wohnstrukturen gehandelt haben, wahrscheinlich zwei parallele Häuser. Die ersten Hinweise auf menschliche Präsenz sind Pfostenlöcher und Balkenabdrücke von mit Holz und verderblichen Materialien errichteten Hütten.
Zwischen dieser Zeit und dem Jahr 1046 – vermutlich infolge eines Funktionswandels und einer Aufwertung des Gebiets – wurden die alten Gebäude abgerissen, um ein gemauertes Gotteshaus mit Apsisflügel zu errichten. Später erfuhr dieses eine bedeutende architektonische Umgestaltung und wurde im Spätmittelalter durch eine größere Kirche ersetzt, deren Innenfläche im Wesentlichen der heutigen Struktur entspricht.
Dieses Gebäude wurde als die alte Kirche des Hl. Andreas identifiziert, die in verschiedenen Dokumenten erwähnt wird, darunter in der Bulle von Papst Lucius III. aus dem Jahr 1185, in der sie als Besitz des ehrwürdigen, fast tausendjährigen Klosters (Badia) von Calavena aufgeführt ist.
Mit dem Eintreffen Ezzelino da Romanos im Tal wurde die Kirche dem Kloster kurzzeitig entzogen, kehrte aber 1263 wieder in dessen Besitz zurück.
Über Jahrhunderte hinweg blieb die Kirche im Eigentum des Klosters, bis sie 1498 zusammen mit dem gesamten Besitz dem Veroneser Kloster San Nazzaro e Celso einverleibt wurde, das daraus Einkünfte in Getreide, Öl und Geld in Höhe von etwa 50 Dukaten erzielte.
Die Kirche war jedoch bereits im Niedergang begriffen, der sich ab 1427 mit dem Aufstieg der nahegelegenen neuen Pfarrei San Giorgio – später Pfarrkirche von San Bartolomeo – abzeichnete.
Wie mehrere Visitationsberichte aus jener Zeit bestätigen, befand sich die Kirche des Hl. Andreas im 16. Jahrhundert in schlechtem Zustand. Der rechtmäßige Besitz durch das Kloster wurde infrage gestellt, und vermutlich wurde sie bald an Dritte übergeben.
Bekannt ist, dass die Struktur eine Zeit lang als Metallwerkstatt zur Glockenherstellung diente. Im Frühmittelalter war es aus apotropäischen Gründen üblich, Glocken in Kirchen zu gießen, da das notwendige Feuer an die Höllenflammen erinnerte und die Glocken als heilige Objekte unter göttlichem Schutz gefertigt werden mussten.
Die Spuren der früheren Glockengießanlage sind bis heute im Inneren des Gebäudes sichtbar, insbesondere der Ofen in Korbform sowie die große Gussgrube.
Es wird vermutet, dass die noch heute im Schloss hängende Glocke mit der Inschrift 1543 hier gegossen wurde.
Ende des 17. Jahrhunderts ging das Gebäude in den Besitz der Familie Pompei über, die ab 1509 durch venezianische Privilegien an Einfluss gewann. Sie gaben es im Tausch an die Gemeinde Illasi ab, um das Gelände mit der Kirche und dem Hospital von Santa Maria del Lago zu erwerben.
Ab diesem Zeitpunkt wurde die Kirche als Oratorium des Hl. Rochus bekannt, der als Schutzheiliger gegen die Pest angerufen wurde, die sich damals ausbreitete.
Nach unsicheren Eigentumswechseln wurde das Oratorium 1960 vom Erzpriester Don Piero Schena an eine Privatperson verkauft, in ein Wohnhaus mit Laden umgewandelt und später als Fahrradwerkstatt genutzt.
Heute ist das entweihte Oratorium wieder im Besitz der Gemeinde.
Zwischen 2005 und 2009 fanden bedeutende architektonische Restaurierungen statt, begleitet von archäologischen Ausgrabungen, die viele interessante Details ans Licht brachten.
So wurde der Musikgarten eingeweiht – ein Ort für Kultur und Musik. Der Glasboden im Inneren macht Teile der archäologischen Funde sichtbar, insbesondere die ehemalige Gießanlage und das mittelalterliche Beinhaus – eine rechteckige Grube in der Mitte des Gebäudes, die einst die Knochen des zugehörigen Friedhofs aufnahm.
Auch ein Teil eines mittelalterlichen Freskos an der linken Wand ist noch sichtbar, es zeigt den Hl. Christophorus mit Pilgerstab und das Jesuskind auf dem Arm, überlebensgroß und in einem noch primitiven Stil dargestellt.
Zu den weiteren Funden zählen Metallschlacken, venezianische Münzen und Keramikscherben aus dem Haushaltsgebrauch.
El edificio se encuentra en el fondo del valle, al pie de la colina donde se alza el castillo de Illasi (castrum), lugar donde se desarrollaron las primeras formas de asentamiento del futuro vicus de Illasi, que se consolidaría plenamente entre los siglos X y XI.
De hecho, hacia finales del año 900, se documenta una significativa vitalidad económica y social fuera del castrum.
Originalmente, el edificio debía consistir en estructuras habitacionales sencillas, probablemente dos paralelas. Las primeras huellas de presencia humana detectadas corresponden a agujeros de postes e impresiones de vigas de construcciones hechas con madera y materiales perecederos, similares a chozas.
Entre este período y el año 1046, probablemente tras un cambio de uso y una revalorización del área, se desmontaron los antiguos edificios para construir un lugar de culto de mampostería con una nave absidiada, que posteriormente sufrió una importante transformación arquitectónica y fue sustituida en época bajo-medieval por una iglesia más grande, cuya superficie interior corresponde sustancialmente al edificio actual.
Este edificio ha sido identificado como la antigua iglesia de San Andrés, mencionada en varios documentos, incluida la bula de 1185 del papa Lucio III, como una de las muchas posesiones del venerable monasterio (Badia) de Calavena.
Con la llegada de Ezzelino da Romano al valle, la iglesia fue arrebatada temporalmente al monasterio, para volver a su control en 1263.
Durante siglos, la iglesia permaneció como propiedad del monasterio, hasta que en 1498 este y sus bienes fueron incorporados al monasterio veronés de San Nazaro y Celso, del que pasó a ser fuente de ingresos en trigo, aceite y dinero, alrededor de 50 ducados.
Sin embargo, la iglesia ya había iniciado su lento declive, señalado ya en 1427 con el auge de la nueva estructura eclesiástica vecina: la Pieve de San Giorgio, que se convertiría en la parroquia de San Bartolomé.
Según diversas visitas pastorales de la época, en el siglo XVI la iglesia de San Andrés se encontraba en malas condiciones y se cuestionaba repetidamente la legítima posesión del monasterio, probablemente siendo cedida poco después a terceros.
Se sabe que en cierto periodo, la estructura también fue usada como taller metalúrgico para la fundición de campanas. En la Alta Edad Media era costumbre fundir campanas dentro de iglesias por razones apotropaicas, ya que el fuego necesario para la fusión evocaba las llamas infernales; al ser las campanas objetos sagrados, debían fundirse bajo la protección divina.
Las marcas del horno de fundición tipo “canasta” y la gran fosa de vertido todavía son visibles en el interior del edificio.
A la luz de estos hallazgos, se cree que la campana del castillo, aún presente en el lugar y fechada en 1543, podría haberse fundido aquí.
Hacia finales del siglo XVII, miembros de la familia Pompei, que habían adquirido poder en el territorio gracias a las concesiones de Venecia desde 1509, se convirtieron en propietarios del inmueble hasta que lo cedieron por permuta a la Comunidad de Illasi; a cambio, adquirieron el área donde se encontraba la iglesia y el hospital de Santa María del Lago.
Desde entonces, la iglesia de San Andrés sería conocida como el Oratorio de San Roque, santo invocado como protector contra la peste que se extendía en aquellos años.
Tras inciertas transferencias de propiedad, el oratorio de San Roque fue vendido en 1960 por el arcipreste de Illasi, Don Piero Schena, a un particular, siendo transformado en vivienda con tienda anexa; posteriormente también se convirtió en un taller de bicicletas.
Hoy, el oratorio está desacralizado y es nuevamente propiedad del municipio.
Entre 2005 y 2009 se llevaron a cabo importantes trabajos de rehabilitación arquitectónica y excavaciones arqueológicas de gran interés, revelando muchas capas y detalles sobre su historia.
Así se inauguró el Jardín Musical, un espacio para la cultura y la música. En su interior, el suelo de vidrio permite ver parte de los restos arqueológicos, especialmente la antigua instalación de fundición y el osario de época medieval, que no es más que una fosa rectangular en el centro del edificio donde se recogían los restos óseos del antiguo cementerio asociado a la iglesia.
Todavía es visible parte de un fresco en la pared izquierda, también datado en la Edad Media, que representa a San Cristóbal con bastón de peregrino y al Niño Jesús en brazos, de tamaño superior al natural y en un estilo aún primitivo.
Entre otros hallazgos se encuentran escorias metálicas, monedas venecianas y fragmentos de cerámica doméstica.